Il ruolo del Master Service Provider nello sviluppo food & retail

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Che cosa fa esattamente un Master Service Provider?

Offre una nutrita serie di servizi integrati che vanno a soddisfare tutte le esigenze strategiche del business in ambito food & retail: da quella estetico-funzionale a quella economico-organizzativa. Infatti, chi si rivolge a Desita non desidera solo “realizzare un bella gelateria o un ristorante fuori dal comune”, vuole poter sviluppare una progettualità più ambiziosa, già predisposta per la crescita, con un modello commerciale sostenibile, senza sprechi o dubbi. Diciamo che ci capita spesso di proteggere gli imprenditori da esperimenti molto costosi.

Quale è stato il primo progetto governato attraverso questo servizio?

La nostra prima esperienza in tal senso, risale al 2014, quando una multinazionale americana ci ha affidato l’intera governance del suo sviluppo: creazione del concept, ingegnerizzazione del format (grazie a questo ha potuto aprire centinaia di punti vendita in tutta Europa nel giro di pochi anni), piattaforma digitale per gli acquisti (abbiamo realizzato un habitat informatico evoluto per la gestione delle forniture quando ancora si parlava appena di e-commerce), supporto per le fiere di settore, supervisione e ottimizzazione di tutti i processi, inclusi quelli di scouting dei fornitori dedicati e ovviamente, la realizzazione delle location più importanti.

E se un cliente volesse creare o ristrutturare il proprio locale o il proprio brand, senza considerare lo sviluppo a catena? Serve sempre un MSP?

Anche una piccola start-up può trarre grande beneficio dall’affidarsi ad un MSP e l’investimento è assolutamente proporzionato alle sue richieste. Poi, come spesso accade, l’imprenditore si accorge del valore creato e decide di proseguire con lo sviluppo. Tanto vale impostarlo fin da subito. In questo momento stiamo accompagnando due nuove realtà che potranno beneficiare di progetti chiavi-in-mano e focalizzarsi da subito sulla loro operatività.

L’aspetto più difficile che un MSP deve gestire?

Ce ne sono due: uno è culturale, l’altro operativo. Il primo è legato alla diffidenza degli imprenditori o, comunque, ad una certa abitudine – molto radicata in Italia – a fare le cose in modo “artigianale” e “disaggregato”, guardando con sospetto qualsiasi figura ritenuta non immediatamente indispensabile. Molto meglio rivolgersi al cugino architetto o all’impresa sotto casa, quando non si ha idea di come procedere! Peccato che queste figure, non abbiano sempre (o quasi mai) contezza di quali accorgimenti funzionali e operativi considerare per favorire la marginalità dell’impresa. La seconda criticità è legata al project management: può risultare molto difficile avere una visione d’insieme, nonché delicato far dialogare in ordine tante voci differenti che non sono disponibili a mediare.

Quindi gli architetti sono vostri competitor?

In realtà, sono partner! Come lo sono i general contractor, le agenzie di marketing o i fornitori di arredamenti e attrezzature. Sono tutti professionisti con i quali collaboriamo, assumendoci la responsabilità di una regia che coordini le varie attività man mano che i progetti crescono e prendono vita, partendo dall’idea creativa e di business. Garantiamo, così, al nostro committente l’agio di interagire con un unico interlocutore che si occupa di tutto.

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