L’Arabia Saudita è la nuova Dubai: bisogna investire ora!

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Pandemia o no, il Regno dell‘Arabia Saudita sta lavorando senza sosta per raggiungere i suoi obiettivi di Vision 2030, un piano di riduzione della dipendenza dal petrolio che vede come fulcro strategico massicci investimenti per la crescita del turismo.

Ristorazione, ospitalità e divertimento, ben collocati all’interno di città futuristiche sostenibili, sono i settori destinatari dei miliardi messi a disposizione per creare un nuovo panorama dell’accoglienza, in sinergia con una notevole semplificazione delle procedure di rilascio dei visti.

L’ambizioso disegno che permetterebbe al turismo di raggiungere il 10% del PIL sta spingendo verso un’accelerazione delle attività per la costruzione di mega resort e infrastrutture urbane che ne facilitino il raggiungimento e la fruizione.

Osservatore privilegiato di queste importanti evoluzioni socio economiche è Elena Azzoni, Business Development Consultant, operativa nel mondo arabo già dal 2008, nel 2011 si è trasferita in pianta stabile ad Abu Dhabi ed oggi è responsabile dello sviluppo di POP’n’Up del Gruppo Desita.

Quindi, la nuova “Dubai” è l’Arabia Saudita?

È una buona espressione! Si tratta di un territorio estremamente interessante da un punto di vista professionale e degli investimenti: è ancora tutto da costruire e c’è spazio per proporre, inventare, innovare. Le superfici e le risorse messe in campo sono considerevoli, basti pensare al progetto NEOM, la “città del futuro”, come la chiamano qui, situata a Nord su una superficie di circa 26,500 Kmq, che potrà ospitare 1 milione di abitanti e circa 5 milioni di turisti l’anno o il RED SEA PROJECT, con circa 200 km di litorale da attrezzare, 9 isole che offrono sia il deserto che la montagna, il tutto servito da un nuovo aeroporto, 50 hotel e, naturalmente, agglomerati residenziali ultra moderni. Insomma: c’è grande fermento e, con la giusta intraprendenza, è possibile giocare partite significative.

Qual è la tua idea di sviluppo di un prodotto-servizio come POP’n’Up in un simile contesto?

La presenza di superfici immense non deve ingannare: anche grazie all’intenso dialogo con event manager di fama internazionale e con gli imprenditori locali, ho registrato una costante ricerca di soluzioni “chic”, fortemente personalizzabili, da posizionare in modo rapido e flessibile in punti strategici, per sfruttare il potenziale di stagioni o eventi. Il ristorante storico dell’entroterra potrà creare il proprio food corner vicino al mare, la nota caffetteria, ubicata all’interno di mall e hotel, potrà sviluppare un’area ristoro estremamente visibile nei terminal di attracco delle navi da crociera o degli yacht privati o diventare un piccolo polo attrattivo esterno per quei clienti che, durante un’affollatissima fiera, fanno fatica a trovare posto nei pochi locali a disposizione.

Ma anche il brand non-food può trarre grande beneficio da una struttura di questo tipo: penso all’agenzia immobiliare molto affollata nelle ore di punta (capita spesso) che accoglierà il pubblico al piano terra per poi invitare i “realmente interessati” nel modulo superiore, evitando la calca e la confusione della strada o il luxury brand che voglia creare un “temporary mini show room” in particolari momenti dell’anno. La natura di POP‘n‘ Up corrisponde all’energia dinamica di questi luoghi, alla loro pulsione realizzativa che desidera sfruttare ogni occasione.

Dobbiamo pensare che POP’n’Up soddisfa molteplici esigenze: la “mobilità” – potersi “trasferire” da una zona all’altra della città o del distretto, traendo il massimo beneficio da un ricco calendario di eventi – la “brand awarness” – essere il chiosco più particolare e accattivante all’uscita di una metro non è solo un modo per aumentare il fatturato, è anche un’azione di marketing per far conoscere e riconoscere il marchio – il “testing” – poter verificare il feedback del pubblico verso nuovi prodotti o nuovi menù in un’area diversa, che si conosce ancora poco, senza dover subito impegnarsi in mastodontici affitti dalla durata vincolata è davvero un grande vantaggio. E ribadisco che le autorità hanno tutto l’interesse ad abbellire, attrezzare e servire il più velocemente possibile qualsiasi area affinché turisti e residenti possano iniziare a popolarle.

Non è difficile per una donna fare promozione commerciale in Arabia Saudita?

Avrebbe potuto esserlo e anche per questo mi piace collaborare con Desita che, grazie alla sua esperienza ultra decennale in questi Paesi e ai numerosi progetti food e non-food realizzati, sa esattamente come devono muoversi i suoi “inviati”. La verità è che le cose stanno cambiando rapidamente anche in questo ambito, e, grazie a politiche più progressiste, la figura femminile è considerata particolarmente autorevole specialmente nei settori del business legati alla creatività: architetti, designers, esperte di allestimenti, project manager generano un grande scambio interprofessionale e interculturale che incuriosisce e genera reali opportunità di “costruire” insieme.

POP’n’Up @ Dubai Word Trade Center

  • DESITA.IT
  • food&retail, Home, Medio Oriente
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