Il food? Il nuovo fashion degli italiani


gennaio 29

Parola del rapporto Coop 2017 che fotografa un Paese meno intimorito degli anni precedenti e più disponibile a investire su beni durevoli, turismo e, naturalmente, food

«Oggi il cibo è diventato la nuova frontiera del fashion, arrivando a prendere il posto dell’abbigliamento nel segnalare condizione ed identità sociale degli individui. Quello che mangiamo non è più soddisfazione di un bisogno organolettico e di cura del corpo, ma sempre più elemento “estetico” della rappresentazione sociale che di noi vogliamo dare. In altre parole, si è innestato qualcosa di molto più profondo dell’immedesimazione tra individuo e cibo teorizzato dal filosofo Feuerbach: il cibo tende a condensare nuovi desideri e nuove aspirazioni, catalizza ansie e preoccupazioni, diventando non solo il termometro dello stato d’animo delle persone, ma anche l’immagine della loro condizione personale e sociale.

La prima e più rilevante implicazione dell’equazione cibo-moda ha a che vedere con la fluidità nelle scelte di consumo. Stagionale per definizione come e più dell’abbigliamento, il cibo diventa sperimentazione, individualità, soprattutto cambiamento frequente delle preferenze. Quando a guidare la scelta alimentare non è più soltanto il palato e la sua soddisfazione, i comportamenti di consumo diventano più “liquidi” e sincopati, cambiando con crescente rapidità. Come l’abbigliamento è stato per lunghissimo tempo la proiezione della coscienza individuale, una istantanea del proprio stato d’animo, allo stesso modo oggi i piatti diventano una storia personale da narrare. Quello che conta è l’estetica, l’impiattamento, la resa scenica, un piacere per gli occhi ancora prima e ancor più che per il palato: il cibo deve saper stupire, osare, provocare».

Il documento conferma anche un’evoluzione dei significati che gli italiani attribuiscono all’attività di consumo sia in casa che fuori. Crisi o non crisi, a certi piaceri non sappiamo proprio rinunciare.

«Sarà la moda di recensire i ristoranti come veri critici gastronomici, oppure la voglia di mangiare bene anche quando si ha poco tempo per preparare o ancora il gusto di trascorrere un momento piacevole in compagnia degli amici: qualunque sia la motivazione, gli italiani si confermano assidui frequentatori di pizzerie e ristoranti. Non vi hanno rinunciato nelle fasi più acute della lunga recessione (tra il 2007 ed il 2013 i consumi fuori casa hanno ceduto in quantità appena il 2%, a fronte di un -12% per quelli domestici), figuriamoci oggi che la situazione si sta gradualmente riportando sui binari della normalità. Degno di menzione è certamente il cambiamento del significato e del portato valoriale della cena al ristorante: ritrovarsi con gli amici davanti ad un buon piatto ed un buon bicchiere di vino non è (solo) un momento di svago, uno sfizio da concedersi per spezzare la routine quotidiana o una occasione di convivialità e soddisfazione edonistica, come avveniva in passato. È soprattutto l’occasione per sperimentare ed innovare, assaporare piatti più raffinati da replicare nella cucina di casa. Ai ristoranti si chiede quel “quid” in più che può fare la differenza: una cena fuori non si riduce al semplice atto di mangiare una pietanza, ma deve essere soprattutto una esperienza, dove la qualità del cibo riveste un ruolo di primo piano».

 

 

DESITA è un'azienda che si occupa di foodservice e retail, e lavora a livello internazionale dal 2004, con focus sulla creazione e sviluppo di food concept e franchising.


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*