E se reinventassimo la pizza?


maggio 24
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Creatività o rigore? Made in Italy o globalizzazione? Formazione o genius loci? Sono alcuni dei temi esplorati dai relatori intervenuti al lancio del DESITA AWARD – Pizza Experience, lo scorso 8 maggio, presso TUTTOFOOD, fiera internazionale del B2B dedicata al food & beverage.

L’evento di presentazione è stato aperto proprio dall’Exhibition Manager di TUTTOFOOD, Dott.ssa Giustina Li Gobbi, che ha confermato come iniziative dedicate all’innovazione, alla ricerca di contaminazioni e punti di contatto tra settori apparentemente lontani – il food e il design – non possono che portare ricchezza culturale e opportunità economiche importanti.

Massimo Barbieri, responsabile business development di Burger King e giudice dell’Award, ha affascinato gli intervenuti con uno sguardo prospettico sulle implicazioni del voler innovare senza, però, preoccuparsi del rigore progettuale e della vision di lungo periodo. Secondo Barbieri, creare concept ipotizzando fin dall’inizio uno sviluppo di rete è uno dei segreti per non ritrovarsi a metà strada con un’impresa che poi non riesce a competere adeguatamente nel mercato globale.

Il DESITA AWARD – Pizza Experience, in effetti, va proprio in questa direzione: invita i creativi a ripensare l’esperienza attorno al mondo della pizza a 360 gradi, sia dal punto di vista dei consumatori finali che da quello degli operatori-imprenditori, dando concretezza a nuovi trend, strumenti e format, affinché siano esportabili e replicabili.

Tra le categorie del concorso, spicca quella relativa al food design per rafforzare l’apertura ad un contributo non convenzionale anche rispetto alle materie prime: un’inventiva messa al servizio della bellezza, del valore e della qualità dei nostri prodotti.

E proprio di qualità ha parlato Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita, che ha scelto di supportare il contest anche per veicolare questo messaggio agli imprenditori di oggi e di domani: scegliere prodotti di eccellenza deve avere a che fare con un’idea precisa della propria identità professionale.

Sono scelte che vanno vissute come punti di forza e comunicate ai consumatori con orgoglio e convinzione, resistendo alla tentazione di abdicare di fronte alla mozzarella poco costosa dal sapore plastificato. È davvero questa la strada per affermarsi?

Forse un creativo potrebbe trovare una chiave di lettura in grado di avvicinare esigenze di business, di etica e di salute rese di difficile conciliazione a causa della crisi e della concorrenza globale.

Alcuni momenti della presentazione

Ancora di più potrebbe fare un creativo adeguatamente formato, come racconta l’architetto Gianpietro Sacchi che, riprendendo il concetto di vision progettuale riporta l’attenzione sul bisogno di un approccio sistemico da parte dei partecipanti al contest, un approccio che faccia convergere proposte accattivanti e sostenibilità.

Stefano Callegari, chef creatore dell’ormai famoso Trapizzino, ha condiviso la sua testimonianza come pioniere di una reinterpretazione della pizza osservata con ammirazione da pubblico e addetti ai lavori. L’idea nasce proprio da una ricerca appassionata e dalla voglia di non accontentarsi degli status quo vigenti. Non è facile innovare un’istituzione come la pizza e non è facile mettere in discussione il suo paradigma. Eppure, il Trapizzino dimostra che esistono margini di cambiamento dove non sembra possibile.

Certo, tutto questo non accadrebbe senza una sana dose di follia e pensiero laterale, così il designer Alessandro Luciani conclude l’evento di lancio del DESITA AWARD – Pizza Experience, spezzando una lancia in favore della totale libertà dell’atto creativo. Una libertà sfrenata che, almeno in una fase iniziale, deve essere sprigionata senza troppe considerazioni limitanti.

Il responsabile del progetto, Omar Cescut, ha ringraziato i giurati e i partner che stanno offrendo un grande contributo all’ampliamento del dibattito in un settore troppo spesso fermo alle sole considerazioni sulle ricette o su chi sia lo chef più gourmand del momento, ma rischia di perdere il rapporto con un mercato che esige marchi forti e strutturati per realizzare veri affari.

Per informazioni e approfondimenti: info@desita.it

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