Il nuovo scenario della ristorazione? Non più personale, ma robot

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Sappiamo che l’America fa spesso da apripista per trend e novità dal potenziale dirompente a livello mondiale e, anche se non tutte le configurazioni geografico-economiche si prestano a certe intuizioni, vale sempre la pena di restare in ascolto e trarre spunti.

In questo senso, spicca una recente ricerca di Aaron Allen & Associates, secondo la quale oltre l’80% delle mansioni dei ristoranti, incluso cucinare e servire, potrebbe essere automatizzato.

Esatto: robot al posto di esseri umani.

Se ne parla già da un po’, ma è ormai noto come il Covid-19 stia colpendo durissimo il settore del foodservice, costringendolo a rivedere, in tempi record, la sua intera organizzazione e ricalcolare spese, investimenti e ripensare modelli di business e nuovi concept.

E se ci si potesse dotare di strategie di lungo termine? Se non fosse più necessario alcun adeguamento dei locali (con relativi costi) ottenendo il medesimo risultato di preparare e servire pasti, rassicurando la clientela sulla totale sicurezza e igiene dell’operazione?

Non si tratta più solo di consentire l’ordinazione attraverso un tablet, ma di spingersi ben oltre.

Diverse aziende come Bear Robotics, Keenon Robotics e Pudu Technology realizzano già robot in grado di trasportare autonomamente cibo e piatti vuoti avanti e indietro dalla cucina. Creator ha realizzato un robot che fa gli hamburger senza alcun intervento umano.

Zume Pizza in California, ha implementato una linea di montaggio di robot che condiscono, mettono le pizze in forno e, grazie ai suoi investimenti iniziali nell’automazione, spende solo il 10% del suo budget per la manodopera.

È chiaro che dipende molto dal tipo di attività, ma numerosi imprenditori sostengono che questa potrebbe essere una soluzione adeguata non solo al cost-cutting, ma anche come alternativa per quei lavori più sporchi, faticosi o pericolosi (come gestire il calore di una griglia in piena estate, ad esempio) e impiegando il personale in altre funzioni.

Con il consolidamento del delivery e le nuove configurazioni urbane imposte dall’home working, le grandi catene potrebbero arrivare a pensare di mettere a punto dark kitchen guidate dall’intelligenza artificiale, per poi focalizzarsi sul miglioramento del servizio delivery legato al packaging.

Attualmente stiamo lavorando su alcuni progetti, dove l’automazione, la robotica e l’intelligenza artificiale, sono una componente importante se non predominante di nuovi concept e relativi modelli di business.

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