Box generation: il potere del packaging per rivitalizzare la food experience

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Che si mangi anche con gli occhi non è una novità, ma che i contenitori per il delivery possano rappresentare un asset strategico importantissimo per esaltare l’esperienza di consumo forse non è ancora chiaro a tutti gli imprenditori.

Ora che la pandemia ha dato un impulso eccezionale alla consegna a domicilio, destinata in molti casi a sostituire del tutto la permanenza nei ristoranti, in che modo ci si può davvero differenziare dai competitor senza poter puntare anche sul look&feel del proprio locale, sul design dell’impiattamento, sulla professionalità di un bravo cameriere?

Siamo ufficialmente entrati nella box-generation!

Ed ecco, allora, incontrare le splendide confezioni di Ichi Station, innovativo format per i sushi addicted, che sorprendono con i loro colori e la loro eleganza, valorizzando al massimo le creazioni dello chef stellato.

E il delivery sta invadendo anche le spiagge stimolando idee innovative per offrire un momento di ristoro, ma anche di funzionalità. Ne è un esempio il box-vassoio studiato per reggere anche i bicchieri, in una struttura integrata tanto semplice, quanto comoda.

Per chi volesse continuare a scegliere l’intimità di una colazione casalinga senza rinunciare ai sapori della pasticceria, ci pensa la Nestlè, con i suoi “breakfast experience box”, che, oltre a far davvero gola, gettano luce su un altro grande tema legato al packaging: quello della comunicazione.

Perché mai sottovalutare l’occasione di dialogare con i propri clienti in una modalità per nulla invasiva, utilizzando contenitori che restano sotto i suoi occhi per diverso tempo e, magari, vengono addirittura conservati e adibiti ad altri usi?

Non stupisce, quindi, la crescita del fenomeno dei “meal kit”: box con gli ingredienti predosati (in alcuni casi semilavorati) per ultimare le ricette nella propria cucina, seguendo le indicazioni degli chef. Una soluzione già molto in voga negli USA che promette di fare faville anche nel Belpaese, superando definitivamente la potenziale tristezza del “tira fuori e consuma”.

Ma molte sono le sfide che l’HO.RE.CA deve ancora affrontare: e l’organizzazione? E l’igiene? E i costi? E, soprattutto, come fare a convincere la clientela che tornare a frequentare ristoranti o gli alberghi sia, oltre che piacevole, totalmente sicuro?

Chi si occupa, come noi, di creare concept o ingegnerizzare format per il food è già all’opera facendo dei “kit” e dei “box” veri e propri pilastri per la ripartenza.

Come l’iniziativa di Lavazza con il suo personalissimo “kit per la ripartenza” contenente materiali di servizio e spunti comunicativi da offrire ai bar per agevolare un rapido ritorno alla normalità.

Il messaggio è chiaro: il consumatore va coccolato e aiutato a orientarsi nella nuova situazione, proteggendolo da ogni rischio, senza mai far venir meno il piacere del cibo e della condivisione.

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