Rossella Brenna


ottobre 24

Chi è Rossella Brenna, qual è stato il tuo percorso e di cosa ti occupi esattamente?

Sono Mamma, donna e professionista anche se la sequenza è spesso ribaltata temo. Laureata in Bocconi qualche decennio fa con specializzazione in economia della distribuzione commerciale. Ho lavorato in diverse aziende della distribuzione oltre che nell’industria di largo consumo. Per molti anni sono stata direttore di funzione, da luglio ho assunto il ruolo di Amministratore Delegato del gruppo Unes. Essere donne a volte rallenta il riconoscimento dei meriti e fa diventare maratonete. Amo il lavoro che faccio perché ogni giorno permette di reinventare qualcosa oltre al fatto di lavorare con tante persone diverse. Inoltre, la GDO può avere altre funzioni oltre a quella economica: sociale, culturale, di ascolto, fa da cassa di risonanza e tanto altro. Vorrei essere una di quelle donne che, occupando i primi livelli in azienda, è stimolo ed esempio per le giovani generazioni, oltre che per le mie figlie. Inoltre, voglio portare in azienda la diversità, oggi ancora guardata con diffidenza.

Quali sono le principali competenze/abilità – relazionali e tecniche – che una professionista dovrebbe acquisire per ricoprire il tuo ruolo?

Capacità di ascolto, di lettura dei fenomeni interni ed esterni, di motivazione, coinvolgimento e valorizzazione delle diversità dei collaboratori. E poi tanta resilienza, accettare e imparare dalle sconfitte.

Il fatto di essere donna ha inciso sul suo percorso di carriera? Se sì, in che modo?

Lo ha certamente rallentato, prima perché non ho rinunciato ad essere mamma per ben 2 volte e poi perché il mondo del retail alimentare, in Italia, è ancora arroccato sul modello maschilista.

Che cos’è per te il “Successo”?

Non lo so, non ci ho mai pensato, onestamente, se non come forma di auto-realizzazione, qualunque essa possa essere. La possibilità di trarre soddisfazione ogni giorno da ciò che si fa nel rispetto dell’etica.

Qual è l’aspetto più interessante della tua attività?

La variabilità del mondo che mi circonda e le infinite possibilità che ogni giorno questo cambiamento comporta, stimolando creatività e raziocinio insieme, perché il mercato della GDO alimentare è un gioco di equilibri molto sottili.

Come valuti il livello di preparazione degli imprenditori e dei professionisti nel segmento di mercato che stai frequentando attualmente?

Medio, anche se sta decisamente migliorando negli ultimi anni, grazie ad una sempre maggiore contaminazione da parte di professionisti di altri settori.  Credo ci sia ancora un certo gap da colmare verso l’industria e i servizi, ma si sta via via assottigliando.

Se avessi la bacchetta magica cosa cambieresti del tessuto imprenditoriale italiano?

Desidererei una maggiore predisposizione al nuovo, al diverso e un minor arroccamento sul passato e sugli allori degli anni 90.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Continuare a far crescere la società, non solo in termini di numeri, con un maggiore coinvolgimento delle persone on field, per ascoltare anche i segnali deboli che arrivano dal territorio e dare voce a chi parla tutti i giorni con i clienti in analogico, oltre che una maggiore integrazione generazionale per mescolare le competenze con la freschezza di pensiero delle nuove generazioni in azienda.

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