Il nuovo ruolo del retail in Medio Oriente


aprile 4

La cultura mediorientale dell’acquisto resta tra le più particolari del mondo. Forse ci siamo abituati a vedere ristoranti con ingressi separati per uomini e donne e aree dedicate alla preghiera, ma osserviamo ancora con un certo stupore la chiusura di interi store quando una sceicca deve fare acquisti, come ci è capitato di verificare più volte in Kuwait o Arabia Saudita.

Ma non si tratta solo di specificità religiose: l’economia sta mutando profondamente e già nel 2017 avevamo intercettato alcuni trend da tenere d’occhio. Quest’anno registriamo nuovi indicatori provenienti sia dalle ricerche che dall’incontro con investitori locali.

Il settore del retail sta giocando un ruolo molto importante in un sistema che punta a ridurre la dipendenza della ricchezza da petrolio e gas (in questa direzione va anche la recente introduzione dell’Iva al 5% su diversi prodotti) e, secondo la proiezione Euromonitor, continuerà a crescere ad un ritmo di circa l’8%.

Iniziative come Saudi 2030 e Neom nascono per attirare i capitali stranieri e presto i grandi brand internazionali potranno detenere il 100% delle loro attività, mentre attualmente è obbligatorio che la società controllante sia del posto.

La logica di queste opportunità è legata anche alla contrazione del potere d’acquisto del ceto medio, ad oggi prevalentemente impiegato nel settore pubblico e che potrebbe progressivamente essere ricollocato proprio nel retail.

Questa inattesa riduzione dell’opulenza “senza se e senza ma” è alla base di un rinnovato interesse per il rapporto qualità-prezzo delle merci e dei servizi, come ci aveva già confermato Parnia Amani, direttore di I-Pars in Iran.

Inoltre, negli Emirati il 34% della popolazione ha meno di 25 anni e una notevole confidenza con gli strumenti digitali: la penetrazione di internet continua a crescere e aumenta in modo esponenziale l’utilizzo dei social.

I giovani arabi monitorano le tendenze globali di moda, food, bellezza, salute attraverso i principali habitat virtuali e apprezzano i brand in grado di coccolarli con offerte e servizi altamente personalizzati (alcuni marchi del lusso arrivano ad avvisare le clienti quando vendono una nuova borsa alla loro vicina di casa).

Il futuro del retail, a qualsiasi livello, passa decisamente dalla capacità di offrire esperienze d’acquisto integrate e una sapiente lettura delle nuove priorità dei consumatori e degli imprenditori.

 

 

DESITA è un'azienda che si occupa di foodservice e retail, e lavora a livello internazionale dal 2004, con focus sulla creazione e sviluppo di food concept e franchising.


 

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