Gli sportivi a fine carriera: 5 consigli per investire nella ristorazione


marzo 29

Il luogo comune vuole che, quando ci sono i soldi, trovare l’opportunità diventa un problema secondario. Così il nostro immaginario è popolato di fantasie sul calciatore milionario di turno che apre locali, compra immobili, si lancia in qualche partnership non ben identificata, ma, certamente, con sede legale all’estero.

La realtà è molto più variegata e, se vogliamo, dura. Al punto che il Coni ha lanciato un programma per supportare il reinserimento degli ex atleti nel mondo del lavoro.

In pochi considerano, infatti, che, a parte qualche fortunato con dei buoni consiglieri intorno (familiari, procuratori, società) lo sportivo professionista (e non ci sono solo i calciatori) non ha potuto maturare le competenze per diventare anche un ottimo imprenditore o gestore dei propri affari. Si ritrova con un capitale più o meno consistente, frutto di notevoli fatiche e deve “decidere cosa fare da grande”, anche perché, come noto, si tratta di una carriera che termina, o evolve, quando si è ancora nel fiore degli anni. In molti sono stati attratti dal settore delle ristorazione: da Cannavaro a Seedorf, da Zanetti a Gattuso. Tuttavia alcune imprese non sono andate così bene, costringendo i nostri eroi a ricominciare da capo e dirigersi verso altre iniziative, col portafogli più leggero.

Ma quali sono gli accorgimenti per approcciare correttamente l’investimento nella ristorazione e crearsi davvero un futuro?

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  • Partire dal presupposto che avere liquidità non è risolutivo: i locali chiudono anche se ci hai investito moltissimo o se indossi un cognome popolare che, in una fase di eccitazione iniziale, ti porterà clienti e curiosi. Ma per quanto? Ha più senso spendere con più consapevolezza, dopo una fase di visita alla fiere di settore, di confronti con altri imprenditori, di analisi dei competitor. Un po’ come quando si studiano gli avversari prima dei match.
  • Valutare se far leva sulla propria immagine o giocare un ruolo imprenditoriale meno urlato: pure il più scemo del villaggio sa che difficilmente ci sarà il suo campione ad accoglierlo in sala o a cucinare pietanze deliziose per lui. Potrebbe, quindi, essere saggio evitare di esporsi troppo, risultando anche poco credibile in una veste inconsueta e posizionarsi in difesa, invece che in attacco. D’altronde, se la propria natura offensiva chiama, la cosa migliore potrebbe essere creare un proprio concept: un trend che sta facendo registrare numeri interessanti negli ultimi tempi. (Cos’è un concept? E’ un’idea di business declinata in un ambiente ed in un sistema per vendere prodotti o servizi, ma ancor di più, un’esperienza unica atta a rendere i clienti fedeli avendo creato un vantaggio competitivo)
  • Affidarsi a professionisti con competenze e progetti dimostrabili: sembra la scoperta dell’acqua calda, ma non è esattamente così. Dipende molto dalla natura della propria idea di business: resterà in Italia o sarà concepita per uno sbarco all’estero? Chi selezionerà le risorse umane da inserirci? Chi coordinerà e metterà a sistema i lavori di creazione o ristrutturazione, lo sviluppo di marketing, la gestione delle questioni burocratiche o la scelta dei fornitori? Da queste e altre domande fondamentali arriverà la composizione della squadra. Sarà con quella squadra che il novello imprenditore vincerà trofei o tornerà a casa sconfitto. Con una nuova lezione in tasca.
  • Non è possibile comporre autonomamente la squadra? Trovati un “procuratore”: esatto, può anche essere sufficiente un singolo professionista a occuparsi di creare lo staff giusto. Questo ruolo viene spesso affidato a familiari e amici stretti per questioni di fiducia. Pensateci bene: non sareste i primi a pentirvi di questa decisione.
  • Maturare visione di lungo periodo e pianificare le attività: non si arriva subito a vincere il campionato. L’ottimizzazione del sistema richiede tempo, pazienza, aggiustamenti continui, capacità di trarre spunti dagli eventi circostanti, dalla situazione sociale ed economica, dai bisogni dei clienti, dalle evoluzioni tecnologiche. 

Insomma, sì: toccherà tornare a fare gli allenamenti, ma almeno il mister sarete voi e nessuno potrà esonerarvi dalla vostra panchina.

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Vedi anche:

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